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martedì 6 novembre 2012

Villa Job al Merano Wine Festival

Buongiorno!

Sarà Villa Job di Zugliano di Udine l’unica azienda vitivinicola chiamata a rappresentare il Friuli Venezia Giulia nella sezione Bio&Dynamica del Merano Wine Festival di Bolzano (dal 9 al 12 Novembre). L’annuncio ufficiale della selezione conferma la Winery, guidata dal giovane Alessandro Job, come una della realtà di punta regionali e italiane della vinificazione naturale.
Solo grazie a una cantina moderna e a un team qualificato che Villa Job riesce a raggiungere il massimo dai suoi vini.
"L'emozione che mi trasmette il vino e che cerco di trasmettere in ogni mia singola bottiglia è qualcosa di molto intimo, unico, personale, per niente commerciale o legato a regole di mercato, ma fortemente legato alla Terra" afferma Alessandro Job.
Nel 1985 l'azienda ha iniziato ad utilizzare un metodo di coltivazione diverso dal solito: l'agricoltura biologica. Partiti con scetticismo e timore, si sono accorti nel tempo che questo sarà sempre più uno dei pochi metodi sostenibili per fare agricoltura. Lavorano nel rispetto della terra utilizzando solo sostanze naturali provenienti dalla natura o ottenibili dai soli processi semplici. Nessun processo chimico, nessun fertilizzante o pesticida di sintesi, niente OGM. Questo è il significato del termine "prodotto con uve Biologiche"


Dove nasce Alessandro Job?
Sono nato a Pietrasanta, provincia di Lucca, il 9 maggio del 1982, da genitori di origini Milanesi, Napoletane e Friulane. Un vero mix di culture e razze.

Un Friulano trapiantato a Milano quindi...
Sì. Mi sono spostato a Milano dopo la specialistica in Ingegneria Gestionale. Ho vissuto i primi anni a Como, poi mi sono voluto trasferire a Milano.

Villa Job nasce nel 1985 per mano di tuo nonno. Com'era organizzata in quei tempi l'azienda? Che filosofia seguiva e perchè tu, dopo circa 30 anni, hai sentito il bisogno di cambiare? 
Facendo un excursus temporale posso riassumerti così la storia. Mio nonno aveva due lauree, una in chimica e una in agraria. La sua passione è sempre stata l’agricoltura e lo studio dei minerali. Da Udine, subito dopo la fine della guerra, si spostò a Massa dove creò e progettò un prodotto industriale, sfruttando le proprietà minerarie del marmo. 
La sua passione per la campagna l’ha sempre tenuto attivo nei terreni di Udine, investendoci e trovando persone volenterose che volevano tenere operativa una campagna. Nel 1985 mio nonno creò una società di vini. Mio nonno creò la cantina e piantò dei vigneti (6,5 ettari). Il socio invece mise le sue capacità commerciali e divenne amministratore della società. 
Insieme impostarono una politica improntata al biologico e ai volumi. L’azienda produceva un migliaio di bottiglie biologiche di fascia medio bassa. 
Alla morte di mio nonno, ci fu il problema di individuare un figlio interessato alla tenuta e a continuare questo attaccamento alla natura e al vino. Mio padre mi chiese se ero interessato e visto il poco interesse delle sue sorelle, decise di continuare lui la strada. 
Io mi sono buttato nel mondo del vino solo dopo aver chiarito che l’azienda attuale doveva mutare pelle. "Basta volumi e iniziamo a fare qualità". Quattro anni fa abbiamo venduto il marchio e liquidato il socio. Adesso mi trovo con un mercato da costruire da zero, delle vigne forti e sane e una voglia di dimostrare che anche un 30enne può dire la sua in questo mondo difficile. 
Alessandro Job

Qual'è il primo intento di Alessandro Job? 
Sostanzialmente sono due gli intenti. Io sono sempre stato un appassionato di vino, ma non sono un tecnico. Mi sto formando. Pertanto quello che voglio portare alla causa Villa Job è la semplicità nel linguaggio e l’amore per le cose buone. Voglio cercare di far innamorare le perone al vino per quelle cose che mi hanno fatto innamorare. 
La cosa divertente è che i miei sono quasi astemi, pertanto non vengo da una tradizione di vignaioli. 

Approcciarsi al vino oggigiorno è stimolo di tanti, ma pregio per pochi. C'è la voglia di conoscere e approfondire, ma c'è la restrizione dei corsi che non sono accessibili a tutti. Come pensi si possa aiutare la signora che organizza la cena e vorrebbe abbinare un buon vino per far bella figura con i commensali? 
Nasce proprio per quel processo di trasformazione inversa che ho subito per primo. Io mi sono innamorato dell’effetto che subisce un individuo dopo l’assaggio di questa ambrosia vegetale. Un effetto dolce, lento, caldo, dirompente che vorresti non finisse mai. 
Un cocktail non è in grado di elevarti a questo stadio cognitivo. 
Ti racconto un aneddoto di quattro anni fa. Mio padre mi chiese se ero veramente serio quando parlavo di volermi buttare nel mondo del vino. Io lo guardai e gli dissi "beh si, ho paura perché comunque è un'impresa, ho solo 26 anni e non credo di essere abbastanza maturo per prendermi una responsabilità del genere"
Lui mi rispose "non preoccuparti per l’età, ma rifletti solo se credi di volerlo fortemente". Uscì dalla stanza. A quel punto presi in mano le mie pietre miliari, su cui si fondano un po’ i miei credo. Sun Tzu, Baudelaire, Gibran e Robert M. Pirsig. Presi in mano le loro opere, mi isolai in loro per trovare una risposta. 
Dopo un paio di giorni in cui mi interrogavo, mi capitò in mano la poesia l’Anima del vino di Baudelaire. La lessi due volte. Alzai la testa e capii perché il vino mi dava quelle emozioni e perché volevo produrre vino. 
Il connubio, il sacrificio, l’attesa, il rispetto che c’è tra il vino e chi lo beve. Un vino buono, a cui hai sacrificato molte delle tue forze, ti ripagherà con il proprio calore quando gli sarà richiesto, è come una parte dei tuoi sentimenti che vuoi racchiudere in una bottiglia e far legare con il vino. 
Quindi anche il messaggio che voglio trasmettere nel cuore di ognuno che beve il mio vino, deve essere qualcosa di intimo, per nulla banale. Io non voglio trasmettere una descrizione di aromi e sensazioni. Voglio trasmettere me stesso e quello che provo quando, ogni anno, rinnovo il mio sodalizio con il vino. 
Una massaia descriverà il mio vino con le sue emozioni e con le sue parole. Non con tecnicismi. 
Da qui nasce la mia seconda missione. Scardinare e cambiare il linguaggio del vino. Vorrei che tutti descrivessero un vino come un semplice piatto di pasta. 
Ti dico anche che le prossime retro etichette saranno diverse. Avranno un linguaggio diverso. 

Perchè la scelta di fare il biologico? Credi sia il futuro? 
Il biologico è una scelta di vita, cerco di sfruttare il meno possibile la terra che è in mio possesso. 
Poi che i prodotti siano più buoni è un dato di fatto. 

Mi incuriosisce molto la tua etichetta, com'è nata, che significato ha?
E' nata su facebook. Con un mio amico ci siamo buttati nel mondo del vino. Lui è designer. Abbiamo cercato in tutta la tenuta dei loghi, stemmi etc. Abbiamo realizzato ben quindici versioni di etichette prima di arrivare a questa definitiva. 

Quante etichette produci? 
Ad oggi: Sauvignon, Pinot Grigio, Friulano, Risic Blanc, Merlot, Chenti. Prossimo anno penso che introdurrò due news.

Qual'è, fra i tuoi vini, quello che preferisci e perchè? 
Tutti, in momenti diversi mi piace inebriarmi di sensazioni con uno o con l’altro. 
Il Pinot Grigio e il Risic Blanc indubbiamente sono però i miei primi due vini.