martedì 17 novembre 2015

La top ten dei vini rossi al Merano Wine Festival secondo Elena Schipani

Buongiorno!

Eccoci al secondo ed ultimo appuntamento con le top ten del Merano WineFestival 2015 secondo la mia personale Sommelier Elena Schipani.
La settimana scorsa abbiamo parlato della top ten delle bollicine, oggi presentiamo la top ten dei rossi.
Anche qui ci sono molte belle sensazioni provate davanti ad un bel bicchiere color rubino, anche qui abbiamo poesia, cultura e passione.
Ci sono due cose che Elena ha chiarito con me prima di iniziare il tour di degustazione. "A me piace il concetto della beva poco impegnativa perché il vino deve essere piacevolezza. Da qui partiremo con la classifica" è la prima.
La seconda era più una speranza "Non bisogna mai porsi in atteggiamenti poco accoglienti, l'umiltà deve essere alla base di ogni tipo di comunicazione altrimenti non mi viene voglia di assaggiare il tuo vino e non lo comprerò. Speriamo di incontrare persone umili". 
Come con le bollicine ricordo che questa è una nostra personale classifica sulla base di ciò che noi abbiamo avuto la fortuna di provare in mezzo a mille etichette provenienti da tutta Italia. Quello che a noi ha dato piacere al palato e al cuore con le sensazioni di Elena.

1. Azienda Agricola Luca Ricci con Clèm: un Cabernet in purezza del 2008 che ha fatto quattro anni in barrique. "E' un vino molto, molto interessante, caldo e avvolgente. Ho sempre pensato che la barrique portasse via il sentore erbaceo invece lo mantiene e non è fastidioso. Per me questo vino può stare ancora lì qualche anno perché l'acidità è sostenuta" commenta Elena. 
Fra l'altro dietro al nome c'è una storia personale dell'azienda: il giorno della vendemmia purtroppo è venuta a mancare la sorellina Clementina, era una bella giornata di sole e Donatella ci racconta che guardando il cielo limpido hanno deciso di ricordarla chiamando il vino con il suo soprannome, Clèm. Sull'etichetta c'è anche una bella poesia a lei dedicata dal fratello Luca.


2. Cantina Francesco Serafini con Phigaia: "Mi piace perché è un vino che porta i caratteri della gioventù grazie al Merlot che dona la parte fresca e fruttata, poi c'è l'aggiunta di un po' di Cabernet Sauvignon che chiude un vino che è per tutti, ma che ha la costanza di far capire l'invecchiamento a chi ne sa". 
Phigaia è l'unione di due parole: Phi in matematica è il numero semplice del diavolo che si trova in natura. è la perfeziona della natura, Gaia è la terra. "Questo è un vino in cui io mi farei il bagno, una vasca piena di Phigaia con petali di rosa baccarà. Quando l'ho bevuto la prima volta ho pensato che fosse strano che potesse venire dalla zona vicina a me, dal bordolese che è minerale con buona acidità ".


3. Loredan Gasparini con Capo di Stato 2009: "Pensa, la bottiglia e così com'è dal 1966. E' un vino che a me piace molto perché ha una storia: nasce negli anni '60 e ora è l'espressione particolare, l'esaltazione del vigneto del '46, cioè i cloni di Merlot persi da altre parti che loro hanno scoperto con i test del DNA"
Questo vino è stato mandato a Degaulle il quale lo ha apprezzato molto e da lì gli è stato dato il nome. "Berlo mi dà l'idea del potere" continua Elena.
L'etichetta è stata disegnata da Tano Zancanaro, c'è quella dedicata al lui e quella dedicata alla lei che però nel 1970 è stata censurata per il seno rappresentato.


4. Lis Fadis con Gjan: "folletto muscoloso e forzuto, il Gian è grande amico dei menàus, i boscaioli carnici, che aiuta nel loro lavoro, soprattutto nei momenti più critici dell'esbosco e della fluitazione del legname. Può fare ciò perchè dotato di una robustezza senza pari che, almeno in parte, sarà dovuta alla predilezione per il formaggio stagionato, possibilmente un malga stravecchio. Taciturno e introverso, ha una passione per il Merlot che ne scioglie l'ingroppata favella in un armonioso accento paularino" così mi presentano il vino raccontando l'etichetta.
"Il colore è bello vivo quindi c'è un buon tannino ancora aggressivo, non è pronto, può evolvere ancora. Mi piace la storia delle fate e dello gnomo che pensa, la storia riflette la loro zona che è patrimonio Unesco, richiama la cultura di un territorio di soli vigneti" afferma Elena.


5. Baracchi Winery con Riserva Syrah: "questo è un vino morbido, un vino avvolgente in bocca con un tannino importante, ma ammorbidito, è un vino accogliente".
Entrambi conosciamo Silvia Baracchi da un po' e quindi ci soffermiamo a spiegarle il gioco che siamo facendo con la Sommelier. Silvia sentendo parlare Elena ha avuto voglia di assaggiare il suo vino con gli occhi di un'altra e giocare con noi. E' stato il nostro momento blogger, Sommelier e produttore (a pensarci ora Silvia, visto che tu sei chef, non abbiamo fatto l'abbinamento cibo!!!).


6. Mastrobernardino con Radici Taurasi 2010: "Un Aglianico in purezza".  
Espressione esemplare del vitigno Aglianico di Taurasi, questo vino rappresenta la storia e la cultura della viticoltura irpina. Vendemmia dopo vendemmia, senza mai disattendere le aspettative, il Radici Taurasi conserva intatta la personalità energica e la struttura corposa che lo hanno reso famoso nel mondo.


7. Bibi Graetz con Soffocone di Vincigliata: "Un Sangiovese semplice e buono proveniente da un'unica vigna, ma quello che mi fa ridere mentre lo bevo è il perché del nome. Esiste la leggenda della vigna secondo la quale attorno al Castello di Vincigliata, che si trova poco distante da Fiesole, aleggia una sofferta storia d’amore di cui si racconta si possano sentire ancora i lamenti di dolore" dice Elena e poi il produttore continua "La storia del sofferto amore risale a quando il castello era possedimento della casata degli Usimbardi. Il capo famiglia, Giovanni, aveva una figlia bellissima Bianca. Quando la ragazza aveva 17 anni Giovanni scoprì che nonostante le sue premure e la stretta vigilanza Bianca intratteneva una storia d’amore con il figlio di una famiglia nemica: Umberto del Mazzecca. Ovviamente il padre vietò quella relazione clandestina, ma il destino si mise dalla parte degli innamorati e quando scoppiò la guerra tra Firenze e Castruccio Castracani, signore di Lucca, il padre di Bianca fu costretto a partire per combattere. Al suo fianco c’era costantemente un cavaliere che lo proteggeva come un angelo custode. Un giorno questo impavido combattente salvò la vita di Giovanni rimanendo ferito. Solo in quel modo il padre di Bianca scoprì che il suo salvatore era Umberto del Mazzecca, l’amore segreto della figlia. Giovanni, riconoscente, concesse la figlia in sposa al giovane. Il giorno del matrimonio però Umberto fu assassinato da un suo parente che non poteva sopportare la celebrazione della nozze tra le due casate nemiche. Bianca distrutta dall’avvenimento morì pochi mesi dopo di dolore. Il suo fantasma si dice che torni nella magione nelle calde sere estive".


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8. Varramista 2009 con un Syrah al 100%: ci fermiamo da Ilaria Rossi che io già conoscevo mentre Elena non di persona, solo sui social. In questo vino ho finalmente riconosciuto anche io qualcosa (ho un naso importante, ma non sempre funzionante!), qui ho riconosciuto la vaniglia. Elena era felice sia del vino, per lei una conferma, ed era incuriosita "ci tenevo a conoscere Ilaria perché lei è sempre molto attiva nella vigna da come si vede sui social ed io, non conoscendo il vino, era affascinata da lei che fa il lavoro personalmente. Ora ho anche scoperto un Syrah in purezza, un vino caldo, avvolgente, con buon grado alcolico e una buona morbidezza".


9. Braida con il Bricco dell'Uccellone: una Barbera d'Asti da vigne vecchie di 50 anni. Al Bricco, una frazione sopra alla vigna, abitava una signora con un naso grande come un becco dell'uccello che  tutti chiamavano l'Uccellone. Da qui il nome. "Io nel bere questo vino mi immagino la signora che bussava alla porta nella nebbia come la strega di Biancaneve. Il colore del vino poi è proprio come la mela ed io potrei berne a ettolitri. Questa è una cantina che ha fatto la storia secondo me, e di sicuro quella che mi ha fatto apprezzare la Barbera". 


10. Gianfranco Fino con Es: così ha voluto chiudere in bellezza la mia Sommelier, con ES come Elena Schipani. Questa etichetta mi aveva già colpita in altra occasione per la semplicità e il nome diretto che in latino significa essere, avvenire. Viene dalla Puglia ed è di Gianfranco Fino. "Il suo Primitivo è un mix di tradizione e tecnologia che gli ha dato un suo carattere. Mentre lo bevo mi immagino il paesaggio con questi alberelli bassi. E' un'uva corposa, si chiama come me ed è un vino da piacevolezza".


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